Come Richiedere Prestiti Senza Busta Paga Senza Rischi

L’attuale situazione economica del nostro Paese e la mancanza di lavoro spingono molte persone a chiedere un prestito senza busta paga: ecco cosa bisogna sapere!
Sempre più spesso gli Istituti Bancari si trovano a fronteggiare proposte di accesso al credito da parte di studenti, casalinghe, pensionati, lavoratori autonomi, neo imprenditori, lavoratori irregolari e lavoratori la cui busta paga è già “impegnata”. Ma se in passato gli intermediari finanziari erano restii a concedere un prestito a queste categorie di persone, oggigiorno le Banche tendono a volere ampliare il proprio numero di clienti e, quindi, a dare la possibilità di accedere a prestiti personali anche a persone senza busta paga.

Di seguito analizziamo nel dettaglio questo fenomeno

il prestito personale
Il prestito personale è il finanziamento che un intermediario finanziario (società finanziaria o banca) concede ad un privato. Alla base di un prestito personale vi è il capitale richiesto, il cd. TAN (tasso annuo nominale d’interesse) ed il cd. TAEG (tasso annuo effettivo globale) applicati, il calcolo del piano di ammortamento e la rata.

le garanzie
L’intermediario finanziario tende, da una parte, a diversificare il più possibile le proposte di prestiti personali al fine di accaparrarsi il maggior numero di clienti e, dall’altra parte, a tutelarsi chiedendo delle garanzia come, ad esempio, la presentazione della busta paga o del cud del soggetto che chiede il prestito o di un eventuale garante.

il prestito senza busta paga
L’elasticità del mercato del lavoro e l’aumento dei contratti di lavoro a scadenza ha generato la crescita delle richieste di prestiti senza busta paga, ossia dei soggetti che hanno una retribuzione od un’entrata fissa che, però, non sono in grado di attestare e documentare mediante la presentazione della busta paga o del cud.
Pertanto, gli intermediari finanziari hanno fronteggiato tali domande chiedendo altre garanzie (ad esempio, un immobile di proprietà, una fideiussione, la cambiale, l’ipoteca su immobili, il pegno su mobili, l’entrata derivante dalla riscossione del canone di locazione, dal rendimento annuo di un capitale investito, dall’assegno di mantenimento corrisposto dall’ex coniuge, etc.) oppure rinunciandovi ma limitando il più possibile la somma prestata (ad esempio, nel caso degli studenti che intendono accedere al credito).
Concesso il prestito senza busta paga, il beneficiario dovrà provvedere alla restituzione della somma concessa con rate mensili di importo pressoché identico.

le tipologie di prestito senza busta paga
Le quattro tipologie di prestito personale senza busta paga sono:
– prestito alle casalinghe: solitamente viene concesso in tempi molto brevi (anche 24 ore) e gli importi erogabili sono contenuti (di solito fino ad un importo massimo di 2.000 €); inoltre può consistere in un prestito senza garante oppure con garante (in quest’ultimo caso l’istituto eroga la somma se vi è la copertura di un terzo soggetto)
– prestito senza garanzie: è concesso a colui che non può offrire alcuna garanzia e per i quali vengono erogati piccoli importi di denaro ad un tasso di interesse solitamente molto alto e che spesso sfiorano i limiti di legge imposti dalla Banca d’Italia. Proprio per questo motivo, questo tipo di prestito dovrebbe essere richiesto come ultima ed estrema soluzione per accedere al credito.
– prestito senza reddito: permette di ricevere un capitale per sostenere delle spese senza esibire particolari garanzie e in modo particolare avere un reddito. Questa tipologia di prestito differisce da quello senza busta paga in quanto con il primo viene erogato il capitale in denaro anche ai soggetti che non hanno reddito o un’entrata dimostrabile, mentre con il secondo vengono prestate somme denaro a soggetti che hanno una retribuzione od un’entrata fissa che, però, non può essere documentalmente certificata. Viene concesso previa garanzia da parte di un terzo od ipoteca su un immobile ed ha lo svantaggio dell’elevato tasso di interesse (di solito pari al 14%);
– prestiti a disoccupati e giovani: è indirizzato a giovani ed ai disoccupati che possono accedere al credito senza busta paga o speciali garanzie nel caso in cui la richiesta sia legata a motivi di studio. Di solito, il piano di rimborso è molto flessibile poiché si usufruisce del capitale e dopo aver terminato gli studi il richiedente ha un anno di tempo per scegliere se rimborsare la somma avuta in prestito in un’unica soluzione o mediante il finanziamento.

i cattivi pagatori
I prestiti senza busta paga costituiscono un’opportunità anche per i cattivi pagatori, che non hanno pagato due o più rate di un prestito precedente e per questo motivo sono considerati inaffidabili dalle banche per poterne ricevere altri.

i nostri consigli
Le proposte di concessione di prestiti personali senza busta paga (anche on line) sono sempre più numerose. Pertanto, prima della stipula del contratto di finanziamento, si consiglia di porre estrema attenzione a tutte le clausole contrattuali ed, in particolare, a quelle relative ai tassi applicati: infatti, è fondamentale comprendere se è stabilita l’applicabilità di un tasso fisso oppure un tasso variabile (solitamente applicabile nei prestiti senza busta paga) e verificarne la legittimità o meno sulla base delle tabelle della Banca d’Italia

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Come Funziona il Pignoramento Immobiliare

Il creditore di una somma di denaro, per vedere soddisfatto il proprio credito, può agire nei confronti del debitore con diversi strumenti. Può valutare, infatti, un pignoramento mobiliare o un pignoramento presso terzi (si pignora, ad esempio, il conto corrente del debitore o parte dello stipendio), se non addirittura un pignoramento immobiliare.

Il pignoramento immobiliare consiste nell’ottenere la vendita forzata degli immobili di proprietà del debitore, con maggiori possibilità di ricavo dall’asta e dunque buone possibilità di veder soddisfatto il proprio credito. Poiché la procedura del pignoramento immobiliare è la più complessa, è utile quindi distinguere i diversi passaggi obbligati che si susseguono e che richiedono tempi non indifferenti (mesi se non addirittura anni).
Procedendo con ordine, il primo passaggio necessario per il creditore è ottenere un titolo esecutivo. Tale titolo potrà essere un decreto ingiuntivo, che verrà emesso dal Giudice di Pace o dal Tribunale con l’ausilio di un avvocato (il creditore può agire personalmente solo per importi inferiori ad €1.100,00), o ancora una cambiale impagata o un assegno impagato.
Una volta ottenuto il titolo, verrà notificato il precetto.

Solo decorsi 10 giorni dalla notifica del precetto (salvo eccezioni di esonero dal termine), il creditore, sempre con l’ausilio dell’avvocato, potrà richiedere la notifica del pignoramento immobiliare sui beni di proprietà del debitore.
Procederà, quindi, sia ad avvisare del pignoramento immobiliare (entro 5 giorni dalla notifica) i creditori che sui beni pignorati hanno un diritto di prelazione risultante dai pubblici registri (in particolare creditori ipotecari che possono intervenire nella procedura e chiedere di partecipare alla distribuzione delle somme che verranno ricavate dall’asta), sia a trascrivere il pignoramento immobiliare presso la competente Conservatoria.
Nel caso in cui il debitore abbia solo una quota di proprietà del bene, il creditore procedente dovrà avvisare del pignoramento immobiliare anche il comproprietario non esecutato.
Decorsi 10 giorni dalla notifica del pignoramento, potrà essere poi depositata l’istanza di vendita, ossia l’atto con cui si chiede al Giudice dell’esecuzione di autorizzare la vendita forzata.

Prima che la vendita avvenga, però, il creditore procedente dovrà depositare, entro i successivi 120 giorni, l’estratto del catasto nonché i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all’immobile pignorato effettuate nei 20 anni anteriori alla trascrizione del pignoramento, oppure, in sostituzione, certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali e dei registri immobiliari. Tale termine può essere prorogato una volta sola per un massimo di ulteriori 120 giorni.
Depositata la documentazione, il Giudice dell’Esecuzione nomina l’esperto per la valutazione dell’immobile e fissa udienza avanti a sé per la comparizione delle parti.

Si deve tenere conto che al Consulente Tecnico nominato viene concesso un termine di circa 2/3 mesi per il deposito dell’elaborato. Potrà comunque chiedere delle proroghe del termine in caso di complessità nell’espletamento dell’incarico.
Una volta depositata la perizia ed assegnato un valore all’immobile, il Giudice dell’Esecuzione, verificata la regolarità della procedura, nomina un delegato ed altresì un custode del bene pignorato, se non ha già provveduto precedentemente, affinchè il primo proceda con la vendita all’asta del bene secondo i tempi e le modalità stabilite dallo stesso Giudice dell’Esecuzione ed il secondo mantenga l’immobile in buono stato e si renda disponibile a farlo visionare agli eventuali interessati prima delle aste.
Da questo momento è il delegato che si occupa delle successive operazioni prodromiche e successive alla vendita forzata.
Al di là dei tempi necessari per ottenere la vendita forzata, una considerazione rilevante deve essere da ultimo svolta anche in relazione ai costi che dovranno essere anticipati per ottenere la vendita giudiziaria.
Gli esborsi meno impegnativi sono quelli di notifica del pignoramento, avviso ai creditori con diritti di prelazione e avviso ai comproprietari; già più considerevoli quelli per la trascrizione del pignoramento (oltre alla spesa viva vera e propria è necessario tenere in conto anche il compenso del professionista che se ne occupa), il deposito dell’istanza di vendita e la certificazione notarile: si parla di qualche centinaio di €uro per ciascuna attività.
Sicuramente più rilevanti i costi del consulente nominato per la valutazione dell’immobile, del delegato alla vendita, nonché del custode (qualche migliaio di €uro).
A tali costi vanno aggiunti i compensi professionali dell’avvocato che, in base al valore del credito per cui procede alla richiesta di pignoramento, presenterà la propria parcella (l’ultimo decreto ministeriale del 2014 sui compensi legali prevede un massimo di circa €3.000,00, oltre accessori, per l’intera procedura).

Successivamente all’aggiudicazione dell’immobile, tali esborsi potranno essere recuperati fornendo al Giudice la relativa documentazione (ad esclusione delle spese per l’ottenimento del titolo).
In particolare, con il progetto di distribuzione delle somme ricavate, si prevederà in primo luogo il pagamento delle spese di cui sopra che vengono definite in prededuzione, poi seguirà il pagamento dei creditori ipotecari in base ai gradi delle ipoteche e, da ultimo, di tutti gli altri creditori detti chirografari -procedente (salvo che sia un creditore ipotecario per cui verrà soddisfatto in via privilegiata) ed intervenuti- in proporzione ai crediti vantati.

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Come Sfruttare il Cloud Marketing

Il cloud computing non è solamente una tecnologia che permette di memorizzare documenti on line per risparmiare spazio sul disco del proprio computer. Se ben utilizzato, può trasformarsi in uno strumento performante, che arriva a fidelizzare la clientela e ad aumentare le vendite. A maggior ragione se l’utente è una piccola azienda o un libero professionista. Vediamo, di seguito, un paio di esempi di quello che i professionisti della comunicazione hanno già battezzato come cloud marketing.

Cloud marketing per l’edutainment e l’infotainment
Aziende che forniscono servizi nel settore del tempo libero, dell’organizzazione di eventi o della formazione
possono utilizzare il cloud marketing, introducendo una dimensione ludica e pedagogica per rafforzare la relazione in essere con i clienti, in particolare grazie all’utilizzo di supporti multimediali. Supponiamo che si tratti di animare dei corsi o degli stage. È possibile aggiungere facilmente valore ai servizi offerti realizzando foto o brevi video di ciascun partecipante. Senza doversi affidare a complicate manipolazioni tecniche, sarà sufficiente trasferire i documenti in uno spazio dedicato sul cloud per condividerli con i partecipanti. Può diventare utile aprire un dossier per ogni allievo, in modo che ciascuno possa seguire i propri progressi. Mostrando le evoluzioni in corso, i risultati ottenuti, gli eventi ai quali si partecipa, viene messo in luce anche il know-how di chi sta offrendo il servizio. Un esempio efficace di cloud marketing.
Spostandosi nell’ambito della formazione B2B, gli erogatori dei corsi possono utilizzare il cloud computing per proporre ai partecipanti dei documenti destinati a completare le sessioni seguite (mini-mediateche con consigli di lettura, esercizi da realizzare in modo autonomo nei mesi successivi e così via).

I vantaggi di questo approccio sono molteplici
È possibile condividere i documenti multimediali più pesanti senza rischiare di saturare le caselle di posta elettronica
I documenti sono accessibili in modo permanente, sette giorni su sette, qualunque sia il supporto usato per la consultazione o lo scarico
È possibile sapere chi ha consultato la cartella condivisa e quando
Viene introdotta una dimensione interattiva e la relazione con i clienti si personalizza
Le azioni mirate permettono di fidelizzare i clienti e, quindi, godere di un vantaggio competitivo per sviluppare le vendite
Cloud marketing per i clienti dislocati in un’area geografica molto estesa
Cloud marketing per aumentare le vendite
Nel caso in cui certi clienti di un’azienda abbiano sede in un’area geografica lontana, è comunque possibile instaurare una relazione di prossimità anche se non confortata dalla vicinanza fisica. Utilizzando la sincronizzazione dei file per migliorare la reattività, si ottiene un primo risultato positivo. Se, per esempio, un cliente aggiunge un documento (una mail, una fattura o un altro documento amministrativo) nel suo spazio personalizzato, le tecnologie di condivisione e collaborazione rendono possibile non solo la rapida lettura, ma anche gli opportuni interventi di completamento o correzione. Tutto ciò che viene fatto, si registra automaticamente in locale sullo storage del fornitore. Le stesse caratteristiche di collaborazione in tempo reale si realizzano anche a parti invertite.

Questo modo di lavorare rafforza la trasparenza negli scambi e offre una più ampia flessibilità nella gestione delle pianificazioni di ciascuno (il cliente non deve più aspettarsi un appuntamento e viceversa). Inoltre, le comunicazioni dirette (telefoniche, faccia a faccia o in videoconferenza) non sono più parassitate da questioni collaterali.

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Come Lavorare in Trenitalia

Quando si ricerca lavoro, una delle posizioni più ambite in assoluto è quella nella società Ferrovie dello Stato. Ci sono diversi modi per trovare lavoro in suddetta società, dato che le assunzioni in Ferrovie dello Stato possono avvenire in diversi modi e in diverse forme. Ci sono, infatti, le assunzioni ma anche gli stage retribuiti, ad esempio.

Del resto, quello che Ferrovie dello Stato vuole fare ultimamente è andare ad aumentare il proprio organico e, pertanto, siamo in un periodo in cui sono state aperte le selezioni per nuove assunzioni.

Vengono ricercate molteplici figure professionali e, nello specifico, si cercano sia diplomati che laureati, nonché operai specializzati e molte altre figure.

Consigliamo, in ogni caso, di caricare sempre il proprio curriculum vitae anche nel caso in cui non ci siano delle selezioni ufficiali aperte. Entrando nella sezione del sito di Ferrovie dello Stato Lavora con Noi, infatti, si può lasciare una candidatura spontanea ed essere richiamati all’occorrenza. Questo suggerimento è sempre valido quando si cerca lavoro, di qualsiasi tipo.

Nel momento in cui scriviamo, il gruppo sta ricercando le seguenti figure per le seguenti sedi lavorative e, pertanto, se si rientra nei parametri e si è interessati al lavoro in questione, si può compilare il form di candidatura e sperare di essere richiamati per un colloquio in una delle aziende più prestigiose in Italia.

Nello specifico, quindi, Ferrovie dello Stato ricerca Junior Legali per la sede di Roma. Il compito della risorsa selezionata sarà quello di andare a inserirsi a tutti gli effetti nel settore Affari Legali e Societari, così come nell’Area Servizi Immobiliari.

Si tratta di un ruolo di estrema importanza e di grande prestigio e i junior legali selezionati andranno a svolgere quelle che sono tutte le attività di supporto legale relative alla gestione del contenzioso di natura immobiliare e della gestione, indirizzo e monitoraggio dei processi di locazione commerciale e residenziale e dei terreni, delle analisi legali di due diligence patrimoniali e di molto altro ancora.

Risulta essere anche aperto uno Stage in Economia e Marketing, da effettuare presso la sede romana di Ferrovie dello Stato. Il candidato ideale per suddetto stage è un neolaureato in Economia e/o Marketing al quale il gruppo garantisce in primis un rimborso spese mensile di 600 Euro e ticket restaurant per tutta la durata dello stage (6 mesi), nonché la formazione completa nel settore delle attività che concernono l’analisi e il monitoraggio dell’andamento economico della società, l’analisi delle vendite, delle entrare, delle uscite ecc.

A tutto questo, si affiancheranno anche delle lezioni pratiche su come affrontare e migliorare il lato marketing del gruppo.

Per la sede di Firenze, invece, si cercano Buyer Senior che verranno inseriti, a tempo indeterminato, nel team Ferrovie dello Stato per collaborare alla nascita dei contratti a supporto del business. Inoltre, i candidati scelti andranno anche a occuparsi di tutte quelle attività che concernono la definizione delle strategie di acquisto e la gestione di quello che è il sistema di Vendor Rating.

Infine, si ricercano in tutta Italia dei neolaureati in ingegneria per uno stage con rimborso spese mensile di 600 Euro e ticket restaurant, che potranno anche essere assunti con varie tipologie di contratti di lavoro.

Assunzioni e stage Ferrovie dello Stato: requisiti e termini
Ecco quelli che sono i requisiti che si devono avere per potersi candidare in ciascuna posizione.
Junior Legali: laurea in Giurisprudenza, votazione non inferiore a 105/110, preferibilmente, abilitazione all’avvocatura ed esperienza nei settori di riferimento. Inoltre, si deve provare di avere una padronanza di Windows, Internet e Office, un ottimo Inglese (livello B2 del QCER) nconché ottime capacità comunicative, di ascolto e relazionali. Il termine per la presentazione della candidatura è il 9 giungo 2016.
Stage Economia e Marketing: laurea magistrale in Economia e/o Marketing, votazione minima di 105/110, preferibilmente possesso di corsi di specializzazione o master in Marketing strategico e/o operativo. Inoltre, si devono conoscere quelli che sono i vari strumenti specialistici di analisi e pianificazione (program, gantt e simili) nonché le tecniche e gli strumenti necessari per la rappresentazione di fatti aziendali con documenti, grafici e tabelle. E’ richiesta anche la dimestichezza con Office e Internet e la conoscenza della lingua inglese, corrispondente almeno al livello B2 del Quadro di riferimento europeo. Il termine massimo è il 6 giugno 2016.
Buyer Senior: laureati in materie economiche o ingegneristiche, con alle spalle una esperienza che può variare da 3 a 5 anni, disponibili a frequenti spostamenti e trasferte sul territorio nazionale. Si deve avere una conoscenza corrispondente al livello B2 del QCER della lingua inglese. Viene richiesta anche padronanza di Office, Windows e Internet, e la conoscenza dell’ambiente SAP (in particolare Ciclo Passivo). Il termine è stato fissato al 1° giugno 2016.
Neolaureati in Ingegneria: laurea in Ingegneria Meccanica, Elettrica, Elettronica o delle Telecomunicazioni, votazione non inferiore a 100/110. Viene anche richiesta un’ottima conoscenza della lingua inglese, comprovata e corrispondente almeno al livello B2 del quadro di riferimento europeo QCER. Molto importanti sono le capacità di lavorare in gruppo ed essere flessibili.
Ricordiamo che per presentare la propria candidatura per la posizione che più interessa, si deve accedere al sito ufficiale di Ferrovie dello Stato e andare nella sezione Lavora con Noi, che è quella che interessa in questo caso. Pertanto, una volta fatto tutto ciò, si può registrare il proprio curriculum all’interno del sistema, attraverso l’apposito form.

Si deve ricordare di prendere nota dei termini di scadenza, che sono molto importanti e, qualora questi vengano disattesi, si può sempre optare per la candidatura spontanea.

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Rendimento Obbligazionario – Definizione e Significato

La prima domanda che un investitore si pone quando deve valutare l’acquisto di obbligazioni è quanto rende. Nella maggior parte dei casi, questa domanda è anche l’ultima, nel senso che se il tasso di interesse è giudicato interessante, il risparmiatore procede senz’altro all’investimento.

Porsi soltanto questa domanda è sbagliato, ma ancora più sbagliato è darsi una risposta erronea. Per quanto semplice possa apparire, la nozione di rendimento è, al contrario, piuttosto complessa.
In primo luogo, essa non coincide con il tasso di interesse nominale offerto dal titolo obbligazionario. Se il valore nominale di un’obbligazione è di mille euro e l’interesse pagato annualmente è pari a cento euro, il tasso di interesse nominale è indubbiamente pari al 10%, ma ciò non vuol dire che esso rappresenti in qualche modo il rendimento effettivo di un investimento che ve l’abbia a oggetto.
Questo dipenderà anche dal prezzo al quale l’obbligazione viene acquistata: se è inferiore al suo valore nominale, il rendimento sarà superiore al tasso di interesse nominale, e viceversa. Il valore monetario dell’interesse pagato annualmente infatti rimane costante, poiché costante è per tutta la durata del titolo il valore nominale dell’obbligazione, ancorché il suo prezzo di mercato vari in continuazione. Un interesse annuo pari a cento euro verrà dunque incassato dall’investitore, indipendentemente dal prezzo a cui avrà acquistato l’obbligazione. Se l’avrà comprata al prezzo di 900 euro, egli incasserà cento euro su 900 investiti, ottenendo di conseguenza un rendimento superiore al tasso di interesse nominale, e precisamente pari all’11,1 per cento. Tale percentuale, ottenuta dividendo il valore monetario dell’interesse annuo per il prezzo di acquisto dell’obbligazione prende tecnicamente nome di rendimento immediato.

Per quanto possa dare un’idea più precisa dell’effettivo rendimento dell’investimento obbligazionario, costituisce tuttavia un’approssimazione ancora troppo imprecisa, poiché non tiene conto del fatto che alla scadenza l’obbligazione viene rimborsata al suo valore nominale e non al prezzo di acquisto. Pertanto, l’investitore che l’avesse acquistata a un prezzo inferiore incasserebbe alla scadenza più di quanto avesse sborsato per comprarla. Il “rendimento effettivo” dell’investimento ne risulterebbe così ulteriormente accresciuto, superando pertanto anche il rendimento immediato.
Il tasso di rendimento che tiene conto anche della differenza fra prezzo di acquisto e valore nominale dell’obbligazione è detto rendimento a scadenza o a rimborso. É detto così proprio perché viene calcolato ipotizzando che l’obbligazione sia detenuta fino alla sua scadenza, in modo da dare luogo al suo rimborso al valore nominale. Tale rendimento è superiore al rendimento immediato se il prezzo di acquisto è inferiore al valore nominale, e viceversa.

Da quanto detto, potrebbe sembrare che il rendimento a scadenza sia quello che dia meglio la misura del rendimento effettivo dell’investimento obbligazionario. Ma di norma non è così. Il rendimento a scadenza, infatti, viene calcolato sulla base dell’ipotesi che il capitale inizialmente investito e le cedole incassate siano periodicamente reinvestite allo stesso identico tasso di rendimento, pari appunto al rendimento a scadenza.
L’ipotesi è molto forte e nella realtà non verrà quasi mai soddisfatta (ad eccezione che per i titoli zero-coupon, i quali non pagano cedole), dando così luogo a una discrepanza fra rendimento a scadenza e rendimento effettivo dell’investimento. Molto spesso, infatti, l’investitore non reinveste l’intera cedola incassata, e se anche la reinveste integralmente non la riesce a impiegare esattamente allo stesso tasso di rendimento al quale ha fatto l’investimento iniziale. Di conseguenza, il rendimento effettivo dell’investimento risulterà superiore o inferiore al rendimento a scadenza a seconda che gli interessi siano di volta in volta reinvestiti integralmente e a un tasso di rendimento superiore o inferiore a quello dell’investimento iniziale.
Bisogna poi tenere conto che sul rendimento effettivo di un investimento incidono, oltre alle imposte, anche le commissioni di negoziazione. Il rendimento a scadenza viene talora calcolato tenendo conto dell’onere fiscale – prendendo così nome di rendimento netto – mentre non viene mai calcolato al netto delle commissioni di intermediazione, poiché esse variano da intermediario a intermediario e qualche volta anche da cliente a cliente.

Per tutte queste ragioni è sostanzialmente sbagliato definire il rendimento a scadenza come rendimento effettivo, come peraltro spesso si fa. Perché è chiaro che l’aggettivo ha l’evidente significato di denotare un rendimento che sia stato , mentre è altrettanto chiaro che il rendimento a scadenza non potrà mai essere precisamente realizzato, viste le ipotesi irrealistiche sulla base delle quali viene calcolato. Ma se il rendimento effettivo non coincide con il tasso nominale di interesse, né con il rendimento immediato, né con quello a scadenza, a cosa è uguale? E che significato ha? Quanto al suo significato è molto semplice da esplicitare: esso fornisce una misura di quanto velocemente sia variato il valore nominale dell’investimento iniziale in un determinato arco di tempo. A rigore, dunque, esso può venire calcolato soltanto ex-post, quando sono noti con precisione tutti i flussi di cassa originati dall’investimento. Algebricamente esso è pari alla differenza fra incassi totali (al netto di imposte e commissioni) e spese totali (al lordo delle commissioni) rapportate a queste ultime.

Vale infine un’ultima precisazione: non bisogna confondere il rendimento effettivo con quello reale. Benché l’aggettivo possa suggerire l’idea che si tratti di un sinonimo, nella misura in cui possa denotare un rendimento “realmente” conseguito, in finanza così come in economia l’aggettivo viene impiegato in contrapposizione a . Nominale viene definito qualunque valore origini da un prezzo di mercato storicamente rilevato, reale invece è tale valore depurato dalla componente inflazionistica. Pertanto il rendimento effettivo può essere sia nominale che reale: nel primo caso origina dal confronto del valore monetario di quanto effettivamente incassato alla fine dell’investimento con quanto effettivamente sborsato all’inizio; nel secondo caso, il valore nominale viene opportunamente scontato per il tasso di inflazione. Il tasso reale, in pratica, dà una misura della crescita del potere d’acquisto conseguente i risultati dell’investimento.
Il rendimento reale può approssimativamente essere calcolato come la differenza fra il rendimento nominale e il tasso di inflazione.

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